Si tratta di uno degli antipasti più golosi e invitanti che conosco. Semplice, ma ricco allo stesso tempo! Lo preparerete in pochi minuti e farete una figura meravigliosa. Ottimo da servire nella stagione autunnale ma adatto , con una piccola variante, anche all’estate. Gli ingredienti sono pochi, ma devono essere tutti di prima scelta. Per 4 persone servono:

  • 12 fichi freschi. Meglio quelli scuri ma in estate si possono utilizzare tranquillamente quelli chiari;
  • 200 grammi di culatello a fette sottili ma sostenute;
  • Misto alla creola (pepe nero, vede, bianco e rosa);
  • Una noce di burro.

Per prima cosa preparo i fichi, consiglio di farlo sotto una luce bella nitida, meglio se a led come quelle di luceled.com, perché i fichi devono essere controllati attentamente. Al loro interno si potrebbe nascondere qualche “inquilino” poco gradito e, se non è si lavora sotto ad una bella luce, potrebbe sfuggire creando un grosso problema.

Tolgo la pelle i fichi, li taglio a metà, controllo che l’interno sia sano e li posiziono sul tagliere intanto che faccio sciogliere, a fuoco molto lento, una noce di burro. Metto i fichi nel burro fuso, prima dalla parte esterna per un minuto, poi giro dalla parte interna e lascio caramellare. Il caldo scioglierà la parte zuccherosa del fico che, unendosi al burro, darà un bel colore dorato al frutto. Attenzione a non farlo cuocere troppo perché prenderebbe d’amaro e si asciugherebbe troppo. L’interno deve restare morbido. Spolvero con il trito alla creola, posiziono le fette di culatello sul piatto di portata e al centro metto i fichi leggermente sgocciolati e intiepiditi. L’abbinamento è stupendo e si sposa perfettamente con un Traminer dal profumo intenso e aromatico. Per la versione estiva, basta aggiungere una puntina di crema di yogurt oppure di gelato alla vaniglia, spolverato sempre con il composto alla creola: sentirete che esplosione di profumi e di aromi.

 

Gli alimenti che depurano il fegato

Il buon funzionamento del fegato aiuta a mantenere in salute tutto il corpo. Quando la ghiandola epatica lavora male, è “intasata”, rallenta il suo funzionamento e non riesce più ad espelle le tossine, appesantisce anche il lavoro di reni, intestino e cuore. Per mantenere in buona salute il fegato basta inserire, nella propria alimentazione, una serie di prodotti che aiutano a depurare e migliorare la funzione epatica.

I vegetali che depurano il fegato

Incominciamo dall’aglio che tanti odiano per il forte sapore e perché spesso è poco digeribile. Per migliorare la digeribilità basta togliere il germoglio o utilizzare l’aglio rosso o, ancor meglio, quello nero. Il rosso è più digeribile ma il nero (anche se abbastanza costoso) è insuperabile. Questo alimento attiva gli enzimi che aiutano a eliminare le tossine grazie all’elevata presenza di selenio e allicina.

Barbabietole e carote sono ricche di betacarotene quindi stimolano le funzioni del fegato, mentre rucola, spinaci, cicoria e tarassaco sono ricchi di clorofilla e aiutano il sangue a purificarsi dalle tossine. Servono, inoltre, a neutralizzare pesticidi e metalli pesanti. Broccoli, cavolfiori, cime di rapa e cavoletti incrementano gli enzimi che combattono contro le tossine eliminandole dal fisico, comprese, sembra, quelle cancerogene. Non fate mai mancare carciofi, cardi e asparagi che sono un vero e proprio toccasana per la salute del fegato.

Prodotti che aiutano il fegato

Pompelmo e limoni grazie alla vitamina C, migliorano la funzionalità epatica, mentre le mele, grazie alla pectina, aiutano ad eliminare le tossine dell’apparato digerente. Tra i vari prodotti della natura che giocano a favore del fegato si trovano curcuma e zenzero. Sono due spezie che, se usate fresche, attivano gli enzimi e migliorano, non solo la funzionalità epatica, ma la digestione in generale. Posso essere utilizzate in insalate, zuppe, per condire carne, pesce o preparare ricette di vario genere come potete vedere su cibo.info. Per un uso veloce e pratico si possono anche far macerare nel miele e in questo modo basterà consumarne un cucchiaio al giorno per migliorare la salute del fegato. Altro ruolo molto importante può essere svolto dall’oli: extravergine d’oliva, di semi di canapa o di lino. Sono tutti oli considerati particolarmente benefici per il fegato in quando, inglobando le tossine presenti, alleggeriscono il lavoro del fegato.

Basta consumare giornalmente uno di questi alimenti per aiutare il fegato a restare sano, in abbinamento, ovviamente, ad un’alimentazione sana. Se siete abituati a mangiare cibi pesanti, molto elaborati, fritti, unti, consumare alcolici e fare vita sedentaria, a questi alimenti dovete abbinare un repentino cambio di stile di vita.

I piatti tipici della tradizione italiana, sono spesso i più gustosi, ma spesso sono dimenticati perché un po’ troppo impegnativi nella preparazione. Un piatto poco conosciuto (esclusa la sua zona d’origine) è quello degli Sciatt Valtellinesi, delle gustose frittelle con un tenero cuore di formaggio. Possono essere utilizzati come antipasto, per accompagnare un aperitivo o come gustoso secondo accompagnato da insalata fresca. Per preparare gli Sciatt per 8 persone servono:

  • 450 gr di farina di grano saraceno (si trova in qualsiasi supermercato);
  • 220 gr di farina bianca 00;
  • 450 gr di formaggio. La tradizione prevede l’utilizzo di Bitto o Valtellina Casera. Si tratta di due formaggi molto profumati dal sapore intenso con diverse caratteristiche che li rendono unici. Cercate di trovare uno dei due, diversamente la ricetta perderebbe tutto il suo gusto originale.
  • 30 ml di grappa non aromatizzata;
  • 1 bicchiere di acqua gassata;
  • 200 ml di birra chiara. Questa è il vero segreto della ricetta: solo grazie a lei l’impasto di gonfia e resta croccante e leggero. Proprio per questo motivo serve qualcosa di unico. Per esser sicuri di avere di avere l’ingrediente giusto, potreste  produrla da soli, grazie ai kit che si trovano su https://www.agristorecosenza.it/attrezzaturabirra-homebrew: con questo metodo non si sbaglia di sicuro.
  • Circa 1/2 litro di olio per friggere. La quantità dipende dal tegame che usate. Per un’indicazione di massima tenete conto che devono esserci circa 3 dita di olio nel tegame che utilizzate per friggere. Usate l’olio extravergine d’oliva, evitando quelli di semi;
  • sale e pepe.

In una ciotola unisco le due farine e, sbattendo con una forchetta, aggiungo la grappa, poi, lentamente, l’acqua e la birra. Mescolo fino a ottenere una pastella cremosa, omogenea e non troppo liquida. In un tegame a bordo alto verso l’olio e lo metto sulla fiamma vivace per scaldarlo.

Nel frattempo elimino la crosta dal formaggio e lo taglio a cubetti di 2  centimetri per lato. Passo i cubetti nella pastella (mi aiuto con un paio di forchette), lascio sgocciolare la pastella in eccesso e poi lo tuffo nell’olio bollente. L’olio deve essere molto caldo altrimenti le frittelle non verranno belle croccanti. Nel dubbio provate a far cadere una goccia di pastella e vedete subito se l’olio ha raggiunto al giusta temperatura.  I dadi di formaggio vanno cotti per circa 5 minuti. Ne metto a friggere pochi alla volta, per non abbassare troppo la temperatura dell’olio. Man mano che gli Sciatt sono pronti, li dispongo in un vassoio ricoperto di carta assorbente e li tengo al caldo nel forno preriscaldato a 150°, ma spento. Lasciate lo sportello leggermente aperto altrimenti l’umidità influirà negativamente sulla croccantezza delle frittelle.

Una volta fritti tutti, li metto in un piatto di portata con qualche fogliolina di radicchio come base, salo, pepo e porto in tavola. Sono molto gustosi e anche nutrienti, ma attenzione quando li mordete! All’interno il formaggio è bollente quindi evitate di scottarvi. Quando il freddo bussa alla porta e ci si trova con gli amici attorno ad un bel camino scoppiettante, Sciatt e Valtellina Superiore Sassella aiuteranno a creare un ambiente caloroso e goloso.

Una piccola curiosità: in valtellinese Sciatt vuol dire rospo! Il nome è dovuto alla forma che prendono queste frittelle durante la cottura.

Spaghetti aglio, olio e caviale, un piatto semplice nella preparazione ma di grande effetto. Il caviale può essere tranquillamente sostituito con le uova di altri pesci  che sono molto più economiche e hanno comunque un sapore molto piacevole. Questa ricetta vi permetterà di fare una figura stupenda, con poca fatica.

Per 4 persono servono:

  • 400 grammi di spaghetti n. 3 o n.5 in base ai vostri gusti;
  • 40 gr di uova rosse e 40 gr nere (scegliete voi il tipo: lompo, carpa, storione, aringa, merluzzo). Alcune hanno un sapore più intenso, come quelle di merluzzo e aringa, altre sono un po’ più delicate, come quelle di lompo;
  • 1 spicchio d’aglio privato dell’anima (se utilizzate quello rosso è più digeribile);
  • Un mazzetto di erba cipollina fresca. Quella secca non avrà lo stesso effetto, sia dal punto visivo (con l’essiccazione perde il verde brillante) sia da quello gustativo (essiccata perde aroma e profumo);
  • 60 ml di olio extravergine d’oliva. In questo caso è particolarmente indicato l’olio di parcodellaperanzana.it. Si tratta di un olio pugliese ottenuto da olive Peranzana ancora verdi che, grazie alla sapiente lavorazione, danno un olio sopraffino e delicato, ricco di proprietà. Quest’olio, infatti, ha effetti positivi sul sistema cardiovascolare, è un antibatterico e antivirale naturale, depurativo, abbassa il colesterolo cattivo e stimola la digestione. Il suo profumo delicato, inoltre, esalta il piatto;
  • Due cucchiai di crema vegetale da cucina. La crema vegetale è molto  leggera e delicata: aiuta a dare un po’ di cremosità senza alterare il gusto;
  • Sale, pepe.

Per prima cosa riempio una pentola d’acqua salata e la metto sul fuoco. Quando l’acqua raggiunge il bollore verso gli spaghetti e li lascio cuocere. Gli spaghetti devono restare al dente, non devono essere scotti, quindi vanno scolati 1 minuto prima della cottura indicata sulla confezione.

Intanto prendo l’erba cipollina, la passo velocemente sotto l’acqua e poi la taglio a pezzetti piccoli, in modo che, quando condiamo la pasta, il suo profumo esalti il piatto.

Prendo un tegame antiaderente, ci metto 20 ml di olio e l’aglio schiacciato. Preferisco utilizzare il succo d’aglio perché libera il suo profumo ma resta più digeribile e meno invadente: anche se l’aglio fa molto bene alla nostra salute, non tutti lo apprezzano. Faccio scaldare i due ingredienti insieme,  aggiungo la crema vegetale, verso gli spaghetti e un paio di cucchiai di acqua di cottura, mescolando velocemente tutto insieme. Mantengo mescolato fino a quando l’acqua si asciuga tutta e si crea un fondo cremoso che va a rivestire gli spaghetti, questo aiuterà a “trattenere“ il condimento.

Quando il fondo di cottura si è addensato, spengo il fuoco, aggiungo l’olio rimasto, l’erba cipollina, il pepe macinato fresco e le uova di pesce. Mescolo ancora accuratamente e il piatto è pronto e bello colorato. Ricordate che è un piatto che si raffredda velocemente, proprio per questo motivo va consumato immediatamente, per gustarne appieno i profumi e i sapori. Per una punta di acidità, al condimento si può aggiungere un trito di scorza di limone o, ancor meglio, di cedro. Per un pranzo elegante, l’abbinamento con un Fiano d’Avellino è ottimo, un binomio che vi riporterà alla mente i profumi e la bellezza del mare.

 

 

 

La carne suina è la più versatile che ci sia: arrosto, alla griglia, in umido, al tegame e chi più ne ha più ne metta, non esiste metodo di cottura in cui, la carne di maiale, non possa esprimersi. Ovviamente ad ogni cottura o preparazione, va destinata una parte del maiale e , in questo caso, parliamo delle braciole. È un taglio che si utilizza in prevalenza per le grigliate, ma ha grandi potenzialità e, con un minimo di impegno, si può trasformare in un piatto veramente sublime.

Per quattro persone servono:

  • 4 braciole (circa 150 grammi l’una);
  • 100 grammi di mirtilli. Si trovano anche in barattolo poiché sono utilizzati molto nella cucina nordica. Sono conservati in sciroppo, mantengono una buona consistenza e si trovano tutto l’anno.
  • 3 pere;
  • 30 grammi di farina bianca;
  • 1 bicchiere di vino bianco;
  • Sale e pepe.

Per prima cosa pulisco le pere, le sbuccio, elimino semi e torsoli, le faccio a fette sottili e le salto velocemente in un padellino in cui ho fatto fondere una noce di burro. Dopo due o tre minuti, aggiungo ½ bicchiere di vino e lascio cuocere per 10 minuti. Finita la cottura, passo le pere al frullatore e conservo la purea in un luogo caldo (va bene anche il forno, basta che sia spento).

Prendo le braciole, controllo che non ci siano schegge d’osso (a volte succede che l’osso presenti qualche scheggia che potrebbe staccarsi durante la cottura: meglio evitare) e le passo nella farina. Ne frattempo ho fatto sciogliere una noce di burro in una padella dove posiziono la carne. La rosolo per dieci minuti, girandola due o tre volte, in modo che si insaporisca bene, poi sfumo con il vino bianco e aggiungo sale e pepe. a questo punto si devono inserire i mirtilli. Se sono freschi li lavo velocemente sotto l’acqua, se sono in barattolo li passo al colino e poi li aggiungo alla carne nel tegame e continuo la cottura per 2/3 minuti. Metto le braciole in un piatto di portata, preventivamente scaldato e copro con la stagnola. Velocemente frullo 2/3 del fondo di cottura con i mirtilli. Utilizzo questa salsa per ricoprire le braciole, distribuisco i mirtilli rimasti interi e completo il piatto con delle quenelle fatte con il purè di pere. Questa ricetta, ottima con la carne di maiale che resta morbida e profumata, è adatta anche alla selvaggina. Per dare un tocco “esotico” alla preparazione, si può aggiungere al purè di pere, una spolverata di noce moscata. Questo piatto è perfetto  da abbinare a un corposo Carignano dal profumo intenso.

Nelle fredde giornate invernali, una bella zuppa corroborante è quello che ci vuole! Non parlo di una zuppa di verdure, stile minestrone, che fa molto bene, ma non a tutti piace. Parlo di  una zuppa al forno, un piatto particolare, ricco di profumi che si fondono tra loro. È un piatto ricco,  che si utilizzava spesso nelle fredde  vallate montane. Oggi è un piatto particolarmente raro, ma intatto nella sua bontà.

Per preparare la Zuppa montanara per quattro persone, servono:

  • 500 grammi di cavolo verza tagliato a listarelle molto sottili;
  • 150 grammi di Fontina o, in mancanza, qualsiasi formaggio vaccino a pasta grassa (ottimo anche il Puzzone di Moena);
  • 8 fette di pancetta affumicata tagliate leggermente sostenute;
  • 10 grammi di porcini secchi ammollati in acqua tiepida;
  • Due fette di lardo;
  • 4 fette di pane montanaro. Non si deve utilizzare il pane fresco perché comprometterebbe la riuscita della zuppa, meglio usare pane raffermo;
  • 2/3 mestoli di brodo di carne;
  • Sale, pepe.

Trito il lardo molto finemente e lo faccio rosolare in una padella a fuoco molto dolce. Mescolo spesso con il cucchiaio di legno fino a quando il lardo incomincia a diventare trasparente. A quel punto aggiungo i porcini tritati e ammollati e la verza. Faccio insaporire il tutto per 4/5 minuti, mantenendo sempre mescolato. Aggiungo due dita d’acqua e faccio cuocere per 15/20 minuti fino a quando la verza inizia a rosolarsi e i porcini hanno rilasciato tutto il loro profumo. Trito finemente la pancetta affumicata e taglio il formaggio a cubetti. Accendo il forno a 180°.

Prendo le fette del pane raffermo, le taglio a listarelle di mezzo centimetro. Prendo un contenitore di terracotta (potete utilizzarne anche quattro piccoli, uno per persona) lo fodero di pane che spolvero con un po’ di trito di pancetta. In questo modo, una volta nel forno, la pancetta si scioglierà aromatizzando il pane. Dopo la spolverata di pancetta aggiungo  uno strato di verza, uno di formaggio e continuo ad alternare pancetta, formaggio e verza fino a terminare gli ingredienti. Tenete conto che lo strato finale deve essere sempre di formaggio.  Aggiungo il brodo lentamente, versandolo sul lato della pentola, in modo che venga assorbito pian piano dal pane e metto nel forno per un’ora. Finita la cottura, la zuppa avrà fuso i suoi ingredienti, creando una bella crosta dorata in superficie che racchiude una morbida consistenza di sapori e profumi. La zuppa va consumata calda ed è fantastica accompagnata da un Chambave Rosso.

Il dolce è sempre un immenso piacere, ma spesso siamo costretti a rinunciare perché le calorie sono lì, in agguato, pronte ad assalire il nostro fisico. Però, ogni tanto, qualche gratificazione ci vuole, così ho deciso di proporvi questo Sformato di ricotta e miele, una vera delicatezza che, con solo 225 calorie, soddisferà anche i palati più esigenti.

Per quattro persone servono:

  • 200 gr di ricotta light;
  • 40 gr di miele (a vostra scelta, ma il più adatto è quello d’acacia);
  • 8 gr di colla di pesce;
  • 2 arance;
  • 5 mele renette.

Accendo il forno a 150°, prendo 4 mele (una mi servirà dopo), le lavo,  le avvolgo nell’alluminio e le posiziono su una placca che metto in forno per 20 minuti.  Una volta cotte, elimino buccia, semi e torsolo e le passo col passaverdure, per creare una bella purea morbida e cremosa. In una ciotola di acqua fredda metto in ammollo la colla di pesce per farla ammorbidire. Passo il purè in un tegamino, aggiungo la ricotta e il miele, mescolo il tutto e poi faccio intiepidire leggermente a fuoco molto dolce. Dopo un paio di minuti aggiungo la colla di pesce ben strizzata e continuo a mescolare finché il composto non diventa bello fluido e omogeneo. Divido il composto in 4 stampini da budino (vanno bene anche quelli usa e getta in alluminio) e lo lascio raffreddare. Una volta che gli sformati hanno raggiunto la temperatura ambiente, metto gli  stampini in frigorifero per due ore.

Prima di servire il dolce, spremo le arance e taglio a striscioline la buccia, evitando accuratamente la parte bianca. Le scotto 3 minuti in acqua bollente, le scolo e le tampono con carta da cucina. Faccio bollire il succo delle arance, a fuoco molto dolce,  per 10 minuti per farlo addensare un po’. Nel frattempo prendo la mela conservata, la lavo, la sbuccio e la faccio a spicchi. Prendo un padellino antiaderente e faccio saltare gli spicchi di mela per 10 minuti, in modo che si appassiscano e si rosolino all’esterno. A questo punto prendo gli stampini dal frigorifero e li capovolgo in un piatto capiente e leggermente fondo. Per agevolare l’uscita del dolce dallo stampino, è necessario battere delicatamente sul fondo dello stampino stesso. Decoro lo sformato con le scorzette di arancia e completo appoggiando uno spicchio di mela dorato irrorato da un po’ di succo d’arancia tiepido. Il gusto è fantastico, leggero e piacevole. Per usare un tocco in più di profumo, si può utilizzare il miele di lavanda al posto di quello di acacia. È molto più profumato, ma più difficile da reperire.

L’autunno, tra i tanti ortaggi, ce ne porta uno molto benefico che, con pochissime calorie (31 per un chilogrammo), ci regala tantissime qualità. Il finocchio, infatti, è diuretico, rinfrescante, aiuta la digestione, ricco di fibre, sali minerali, vitamina A-B –C, contiene fitoestrogeni, combatte il gonfiore addominale e le infiammazioni bronchiali. Purtroppo, però, spesso non è molto amato perché considerato poco appetibile, ma con la ricetta giusta, si può esaltare tutto il suo sapore.

Per preparare 8 porzioni di finocchi stufati servono:

  • 1,5 kg di finocchi;
  • 150 ml di olio EVO;
  • 30 gr di prezzemolo;
  • Una fetta di pane morbido (si può utilizzare il pancarrè, ma va bene anche la mollica di qualsiasi altro tipo di pane);
  • 2 spicchi d’aglio;
  • Aceto bianco;
  • Una manciata di pecorino grattugiato;
  • Sale, pepe.

Inizio pulendo i finocchi: elimino la base e le foglie più dure, quelle esterne. Li taglio a spicchi spessi un dito, li lavo accuratamente (a volte si annida della terra tra le foglie) e li lascio sgocciolare. Nel frattempo preparo l’acqua con il cestello per far cuocere i finocchi a vapore. Si possono anche lessare, ma la cottura a vapore permette di conservare tutti i benefici del finocchio, evitando che l’ortaggio diventi troppo “acquoso”.

Sbriciolo la fetta di pane in una ciotola dove aggiungo una tazzina da caffè di acqua e aceto (dosi al 50%) e lo lascio inumidire per bene. Nel frattempo pulisco e lavo il prezzemolo e pulisco gli spicchi d’aglio (via buccia ed eventuale germoglio che da sapore amaro all’aglio e lo rende difficile da digerire). Metto pane strizzato, prezzemolo, aglio, pinoli e 120 ml di olio EVO in un minimixer e riduco tutto ad una salsa cremosa e profumata, aggiungo sale (un pizzico), pepe e il pecorino grattugiato e frullo ancora per un minuto.

Prendo i finocchi che , nel frattempo, si sono cotti, li dispongo su un piatto di portata e li irroro con la salsa verde. Lascio riposare cinque minuti, in modo che il calore dell’ortaggio estragga tutti i profumi dalla salsa e poi servo. Per rendere il tutto ancora più appetitoso, nella composizione della salsa verde si può sostituire il pecorino con un paio di alici sott’olio e un pizzico di peperoncino  che renderà il tutto molto più vivace, oppure, dopo aver distribuito la salsa, si può finire la decorazione con una spolverata di semi di sesamo leggermente tostati. Per consumare questo ortaggio cotto, consiglio di chiedere al proprio ortolano i finocchi maschi che hanno un gusto più deciso e sono considerati migliori per la cottura.

Gli antipasti possono essere utilizzati anche come stuzzichini per accompagnare un aperitivo e “arricchire” un pranzo, in caso di ospiti improvvisi. Esistono dei piatti velocissimi da preparare, che aiutato a fare bella figura. Io, normalmente, tengo a portata di mano un paio di ingredienti che mi aiutano a risolvere brillantemente qualsiasi evento improvviso. Un rotolo di pasta sfoglia e formaggio, preferibilmente morbido e cremoso o a pasta grassa.

In questo caso vi propongo uno strudel salato, ottimo per accompagnare un vivace prosecco di Valdobbiadene. Per  brindare con 8 persone basta avere a disposizione:

  • 400 gr di pasta sfoglia;
  • 250 gr di cavolfiore;
  • 250 gr di champignon;
  • 2 scalogni piccoli;
  • 300 gr di carote;
  • 150 gr di fontina;
  • 50 gr di pancetta aaffumicata a fette;
  • Olio, burro;
  • 1 uovo per spennellare;
  • Una manciata di semi di papavero e sesamo bianco;
  • Sale e pepe.

Inizio a preparare le verdure:

  • pulisco e divido a cimette il cavolfiore;
  • spunto, pelo e taglio a cubetti le carote;
  • scotto tutto in acqua bollente salata per 15/20 minuti;
  • pulisco i funghi eliminando la parte terrosa del gambo e spellando la capoccia;
  • affetto lo scalogno sottile, lo faccio appassire nell’olio e poi aggiungo i funghi tagliati a spicchi, salo e  faccio rosolare velocemente.

Una volta rosolati i funghi,  aggiungo le altre verdure. Aggiusto di sale, unisco una spolverata di pepe e faccio insaporire a fuoco vivace per 2/3 minuti. Passato questo tempo, spengo il fuoco e copro la padella, in modo da tenere calde le verdure.

Accendo il forno a 200° per farlo riscaldare. A questo punto non mi resta che tagliare la fontina a cubetti, stendere la pasta sfoglia e foderarla con le fette di pancetta affumicata. Distribuisco le verdure alternandole con i cubetti di formaggio. Una volta sistemato  il tutto, bagno un lato della pasta con acqua fredda e piego la pasta, schiacciando leggermente il bordo bagnato, in modo che aderisca accuratamente, senza far fuoriuscire il ripieno durante la cottura. Rompo l’uovo, lo sbatto leggermente e lo uso per spennellare lo strudel salato. Spolvero con i semi di papavero e  di sesamo bianco e con un coltello pratico delle leggere incisioni oblique distanti, l’una dall’altra, circa 2 cm. Metto il tutto su una placca imburrata e inforno per 25/30 minuti. Quando la pasta sarà perfettamente dorata, lo strudel è pronto e si deve togliere immediatamente dal forno! L’effetto dei tagli sarà stupendo perché farà da decorazione e vi darà la misura per tagliare le fette. lo strudel, per esser affettato senza andare in mille briciole, deve esser lasciato raffreddare.